Pietro Faraoni

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Sodali! Est Dominica et non siete ancora desti? Habete giuciuto nello pagliericcio et otiato più dello strecto nicessario? State ancora sognando donne et homini ignudi or altre peccaminose situationi? Allo vostro Signore non importa un fallo se habete passato tutta la nocte a tracannar cervogia in compagnia delli sodali or de adbondanti poppe, or se habete semplicemente scelto de passar la serata a base de autoerotismo or altre diabolerie simili. Illo praetende, justamente, che voi vi destiate allo sorgere dello Frate Sole et sfruttiate allo maximo lo durare dello jorno. Non sarà mica che ancora fate adfidamento alla blasfemia scagionata dallo trillar et dallo sonar de tecnologici apparecchiature numerate? Como fate a porre fide in isti diabolici instrumenti spaesso fabbricati dalli maligni artigiani dello Catai? Gnosciamo benissimo la loro inaffidabilità. Una copiosa schiera de villici ogne dì non se desta pè ista solita scusa: "Perdono meo Sire sed la mea svelia codesta alba non habet sonato!" BLASFEMIA! Como si fa a praetendere de sveliarsi tramite congegni dalla pulsante numeratio, che magari a una certa hora si mettono in funtione et evocano menestrelli or opinionisti che vorrebbero darvi lo bonodie. Lo puzzo de zolfo, tipico de daemoniaca praesentia, est solito infestare tante magioni ogne mattino a causa de cotesti congegni. Feudalesimo e Libertà aberra iste apparecchiature et ve invita a non adfidar la vostra vita a tali aggeggi. Se siete caduti in temptatione fate una cosa, la più intelligente et scaltra: pigliate la vostra stella dello mattino et battete sì forte ella fino a che li ingranaggi della sì detta sveglia non schizzeranno da ogne parte! Lo unico et justo modo pè liberarvi dallo peccato et eliminarlo alla radice est lo dalle fundamenta repartire. Chi gnosce melior lo scandirsi dello die cum la nocte or lo sorgere dello Sole se non lo fidele Gallo? Soave melodia scaturisce dalla sua ugola ogne mattino et cum rassicurante serenata ve sprona a alzar le terga dallo pagliericcio et smetterla de perder ancora tempore poichè chi non traballa, oltre a non far all'amore, se pilia deca nerbate sulli stinchi. Inoltre remembrate: non c'est cosa melior de far passare lo giramento de capo dovuto allo scadente ippocrasso che vi hant refilato cum lo ritmico zappar et tenendo particular attentione a non scagliarvi la lama della vanga sulle gonadi, potrere reuscire a retrovar la freschezza et la sobrietà tipica dello perfecto et instancabile villico. (Non remembriam lo sodale che c'habeba cumsiliato l'idea, perciò chiunque tu sia: gratiae!)

Cari sodali, ben sappiamo quae multi tra voi oggi terranno lo muso incollato allo vetro catodico pe' seguir questa o quella cumptetitione, affascinati da tali si maschie discipline. Altri tra voi invece urleranno come ossessi nelle arene ove tali giochi si disputano, pe' dar uno supporto morale de' cui necessita chi giouca, oppure urleranno improperi de' vario tipo all'arbiter, come "Va' a donar le tue terga!" et "Habeo visto la tua mater allo postribolo!" Ma fermiamoci uno momento ad cogitare: est forse una disciplina sì maschia lo calcio moderno in cui allo primo urto delli homini se metton a piagnucolare alla guisa de' un agnellino quae habet smarrito la sua mamma? Sono forse discipline maschie quelle, come lo ocheo sullo ghiaccio o la palla-piede degli inferi d'oltreoceano, dove homini se bardano cum armature pe' proteggersi? Le armature (quae devono essere rigorosamente de' ferro) servono a ripararsi dalli fendenti de' spada et dalle frecce, non dalle botte! Este discipline, vista anco la provenientia, sunt certamente esportate dallo dimonio pe' infiacchire li guerrieri! Feudalesimo et libertà nomina disciplina nationale dello Impero lo pugnaceo calcio fiorentino, dove homini forti et resistenti se affrontano sine protetioni de' alcun tipo, mostrando la loro vis. Se chiudano le arene delle discipline moderne! Calcio fiorentino et giostre medievali nelle piazze cittadine!

La nomano VII arte li homini moderni: lo cinema. Noi, forse troppo reationari pe scovar le grandi doti, non ne vediamo magna innovazione et tantomeno differentia da altre arti. Si veda ad esempio la stretta affinità coll'arte della scultura: certo, lo scultore batte lo suo scalpello contra fredda et dura roccia, ma esti braccianti dello cinemo non mancano della medesima forza quando, metaforicamente batton lo scalpello sulle nostre gonadi. Ebbene sì, cari sodali, hodie affrontiamo una delle peggiori pestilenze dello nostro tempore, una pestilenza contratta colla volontà da chi espone li propri occhi et li propri orecchi allo dilagar del morbo: lo cinepanettone. Non bubboni ma dementia cagiona lo contagio di tal piaga; non voluta da Iddio ma dallo homo est la sua diffusione; non in groppa a roditori junti da oriente ma su bobine de alchemica pellicola cavalca esto germe dimoniaco. Ben capirete ordunque che arduo talvolta est ricognoscere uno untore tra la gente comune per legargli allo capo la campanella dell'ammalato. Ma ecco che la buona sorte talvolta ci giunge incontro: quando lo sodale apre bocca pe favellar sviscerando lo volutamente sboccato eloquio da italico mediano; ecco lo momento in cui lo malato si palesa! Abbiate pietas d'egli: non poco sciagurato fu lo dì in cui egli decise pella pria volta d'investir li suoi fiorini pe entrar allo cinemo nello periodo di Decembre pe vardar et orecchiar le emanationi di Lucifero. Emanationi, queste, che s'incarnano nelle gesta di attoruccoli da mezzo soldo et da tergone dame al loro seguito. Li modi escogitati da costoro pe gettar sterco nello mese del Signore sunt illimitati: v'è quello che farcisce lo suo favellar cafone d'indicibili lemmi, lo pater familias adultero, lo messere donnaiolo, lo zotico che peta et tanto altro ancora. Il tutto allestito pe cagionar magne risa alle stulte genti, ormai in fase terminale della pestilentia. Non contenta de render li spettatori un'immane schiera de teste di membro cum volgarità gratuite et cialtronerie di bassa livello d'intelletto, esta compagine d'appestati, esta colonna infame, infanga lo onore di populi capitolini, partenopei et mediolanensi cum irritanti stereotipi dialettali et vocaboli da guitto coatto. Feudalesimo e Libertà porrà fine all'epidemia: fiduciosi di curar li malati per contagio, non avremo invece pietas pelli untori. Giammai però adopreremo lo rogo con costoro, poiché assolutamente non desiamo che lo lezzo de letame arso infesti li borghi: verranno lor piuttosto privati dello capo (dello cui contenuto poco si son serviti in esti anni) acciocché lo umorismo partorito dallo di lor deretano non trovi bocca con cui divenir favella. Lo spiccato cranio del de Sica, filio bastardo dell'onorabile Victorio, verrà indi riempito de ingente pece. Sarà utile da scagliare contra le torri d'assedio delli saracini pria di darle foco e impedire all'infedele di issarsi sulle nostre mura.

Se le cialtronerie in esto italico feudo fossero fiorini, hodie viaggeremmo tutti su caballi bardati in oro massiccio et berremo vino spetiato al posto dell'agua ogne dì. Da qualche tempo, non si gnosce lo motivo ma ne vediamo per certo lo zampino di Lucifero, si favella cum admiratione de sobrietà, de modestia, de simplicità; si esalta lo potere scevro di orpelli et la necessaria similitudine tra la vita del regnante e quella dello comun villico sozzo di terra et di dozzinale cervogia. Ma qual orrore, sodali! Vi immaginante lo magnissimo Sovrano a deambular pelle strade dello borgo, in mezzo ai fanghi et lo putridume dei mercati tra le urla delle genti? Vi immaginate lo homo voluto da Iddio pe gobernar li homini incedere fra la plebaglia cafona et respirarne lo nausebondo alito? Giammai! Qual sciagurato gesto sarebbe per Egli mescolarsi allo volgo! Qual miserabile vezzo quello di farsi ritrarre in fila alle poste insieme all'altri. Hodie lo homo pio est quello che fa tutte iste cose, como se lo gobernare rettamente fosse dato dalla quantità d'ori nello corpore o dalla qualità del velluto indossato como mantello. La ricchezza et l'opulenza debbono invece essere ostentati cum orgoglio dallo Sovrano, poiché essi son lo simbolo della sua magnificenza, della grandezza dello suo Impero, della forza delli suoi armati. La ricchezza ostentata est soprattutto uno gesto de sincerità, de onestà dinanzi all'altri. Giammai lo villico crederà che lo Imperatore est simplice, nemmanco s'Egli vagasse scalzo pelle vie delli borghi. Non povero ma ipocrita sarebbe alli occhi delli suoi sudditi uno regnante che finge di far le lor medesime cose. Et ipocriti sunt li vari gobernanti d'oggi, quelli che prendon la carovana pubblica, quelli che bevono l'empio caffè in comuni locande, quelli che passeggian solingi pelle strade di periferia. Cialtroni son costoro, niente altro che cialtroni. Poiché lo gobernante che cela le sue ricchezze ben diverso est dallo homo che di ricchezze da celare non ha. Lo Imperatore non deve temere ordunque di dar mostra dello proprio potere, de portar vesti sgargianti, de pretendere li justi privilegi. Solo a tal guisa le genti posson mirare la differenza che v'è tra loro, plebei dalle mani callose pello laboro et dallo favellar tattagliante. Son li plebei, indi, a dover esser sobri. Son loro che giammani debbono cedere alla tentatione delle ricchezze et della vanità, stratagemmi dello dimonio pe distogliere lo villico dallo justo laboro et dall'angaria imposta dallo buon feudatario. Pe questo motivo, lo Imperatore sarà 'sì premuroso pella salute spirituale delli suoi sudditi da assumere in pria persona l'onere d'amministrare le lor ricchezze. Sia gloria allo Imperatore, protettore delli homini dalle tentazioni del maligno!

Sodali! Ciò che fino a ieri cogitavam fosse nientepiù ch'un vizio de pigrizia, s'è revelato invece uno vile atto contra lo Impero et la cristianità. In ogne accademia, in ogne corso, in ogne magna aula ve n'è uno (o, melio, non v'è mai, anco se dovrebbe esservi): lo studioso sempiterno assente da qualsiasi lectio et da ogne activitas all'interno dell'ateneo. Esta criatura, sebbene paghi sovente gabella pella retta d'iscritione et sebbene abbia dato sua presentia allo primo die dello accadimico anno, scompare pe mesi et mesi dalli corridoi et dai banchi della sua facoltà. Giammai, però, qualcheduno cogita che costui abbia tirato le cuoia o che abbia abbandonato li studi per seguir le orme di suo pater in bottega o nelli agri dello feudo: lo nomine suo, saepe appare nelli registri delle presenze ad ogne lectio. Posta da sodali complici in malafide, la sua firma lascia presagire alli precettori ch'egli sia assiduo frequentatore et probo studioso, ma niuno, fra li altri studiosi ne vede traccia alcuna. Taluni ignoran persino le fattezze dello suo volto. Ma eccolo apparire, infine, allo jungere della tanto attessa sessione d'esami. Mentre li suoi colleghi deambulan ormai alla guisa d'anime damanate collo cerebro divorato dalli vermi della moderna istrutione fatta d'eresie et falsità, egli junge invece tirato a lucido, colla pelle dallo profumo di rosa et lo ingenuo sguardo perduto in uno loco che sì e no avrà visto tre volte in vita sua, due delle quali solo di passaggio. Alla domanda su dov'egli fosse in tutto esto tempore, rivoltagli dalli pochi sodali che ne gnoscon per lo meno lo nomine, egli sovente responde cum tono sospettosamente vago che nelli ultimi mesi laborò o che più simplicemente avea desio de riposarsi. Ma ecco che, dopo rapido convenevole, esto malnato furfante mette a nudo lo demone dell'avidità intra lo proprio core: sine dignitate alcuna quade tra colleghi, cui giammai rivolse nemmanco un "ave" in altri tempi, manoscritti et appunti vergati cum fatica et deditione durante li dies delle letioni. Nello caso in cui tal scroccone foemina fosse, il tutto sarebbe anco adiuvato dallo di lei furbo civettare, che tanto amalia specialmente lo homo "dipartito de bernarda" fino a spogliarlo della sua dignitas. Ma anco lo Imperatore sa cosa costui facea nelli cosiddetti giorni de riposo o de laboro et de lunga assenza dallo ateneo tutto. Ogne latitante studioso delle nostre universitas scompare pe lungo tempore pe ingrossar le già folte schiere del Salah-al-Din. Non pigrizia ma disonore vi fu in elli quando allo tomo preferì la scimitarra. Non poca deditione ma viltà vi fu nello suo core quando allo ligneo desco preferì le calde sabbie di Damasco. Giammai concedete lo vostro aiuto ad esti infedeli sodali de saracini et turcomanni: le lor mani lorde di sanguine cristiano non meritano de stringer altro che le lor stesse unghie mentre il nerbo dello cavalier crociato schioccherà nella schina dell'apolide traitor dello Impero. Al palo, ordunque! Sian fatte saltare le pelli dallo corpore del briccon studioso a sbafo!