Angelo Soro

25 Flips | 2 Magazines | 12 Likes | 29 Following | 12 Followers | @nuragusmt | Leggo, scrivo, fotografo e questa è una bio degradabile.

ChartaMente

Continua ad essere al centro dell’attenzione dei media la questione relativa alla diffusione di notizie false, di bufale come si suol dire, …

Traffic - Glad

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InTransit talks about photography. In fact, to be precise, InTransit speaks through photography.

The small window is a passage to the world for Rebeka Khatun (22) since she rented the tin shed room two months ago.<p>Living in hospital for ten months …

Family

Bon dia, bona jornada photo: Antoni Arissa https://t.co/qpsFntE4Z4

InTransit talks about photography. In fact, to be precise, InTransit speaks through photography.

Even in this Spring, Perugia will be crossed by swarms of journalists. They will come from all latitudes of the world. And also the audience will be …

Italy

Centenari sardi, tziu Adolfo Puddu spegne 101 candeline e poi va a mungere - Cronaca

Il nonnino di Esterzili si è alzato come al solito all’alba. E dopo la festa in famiglia ha raggiunto le sue pecore in campagna

Lisa30 and Valentine Portable Typewriters: The Antares-Olivetti Missing Link?

It was many years ago now that I first became curious about the suggested link between <b>two Italian typewriter companies</b>, <b>Olivetti</b> of Ivrea and <b>Antares</b> …

YouTube

Apple spiega come rimuovere gli adware dal Mac

Un documento di supporto tecnico di Apple spiega come rimuovere manualmente gli adware, software che si installano nei browser o nel computer facendo …

Il viaggio verticale - Pollino. Montagna incantata

Il fotomodello materano Angelo Tataranni a una festa VIP di Bari - Cultura / Spettacoli Matera

[ 81.299.908 visualizzazioni ]<p>13/05/2014 13.13.30 - Articolo letto 13133 volte<p>Karina Cascella e Angelo Tataranni<p>Angelo Tataranni<p>Media voti: - Voti: …

Nicola Piccenna: Incompatibilità funzionale e ambientale per Celestina Gravina, Procuratrice a Matera!

<b>Premessa</b><p>Nella difficile situazione in cui versa l'amministrazione della giustizia nella provincia di Matera, ci sembra opportuno segnalare alcuni …

FENGMING MOUNTAIN PARK BY MARTHA SCHWARTZ PARTNERS read more: http://bit.ly/1gmXmOe #architecture

India, i media: "Aveva 12 anni la ragazzina stuprata e bruciata dal branco"

La notizia diffusa dall'Hindustan Times ha trovato conferma nei registri della scuola che riporta come data di nascita il 5 febbraio 2001 ma in …

"Brava Cécile". Dopo gli insulti, solidarietà bipartisan al ministro Kyenge http://larep.it/13cmGQw

Arabia Saudita, apre primo studio di donna avvocato

Siria, i ribelli pagano in dollari e la lira locale crolla La crescente presenza di moneta straniera, introdotta dai Paesi del Golfo e utilizzata dai ribelli impegnati nella lotta ad Assad, fa lievitare l’inflazione della lira siriana. Il prezzo del dollaro schizza da 47 a 347 lire in 2 anni, e la classe media ne paga le conseguenze. Aleppo (AsiaNews/Agenzie) - Crolla la lira siriana dopo due anni di guerra civile. La crescente presenza di dollari ed euro nel Paese contribuiscono ad abbassare il valore della moneta locale facendo lievitare l'inflazione. Il rincaro del carburante e quello degli alimenti avevano già messo in ginocchio le regioni più colpite dagli scontri ma, nell'ultimo mese, la stessa moneta nazionale è collassata. "Prima dell'inizio delle ostilità, la lira siriana, seppur soggetta a saltuarie oscillazioni, rimaneva stabile sulle 47 unità per dollaro - racconta Hasan, piccolo commerciante di Aleppo - nell'ultimo mese il suo valore è collassato, vendiamo 347 lire per un dollaro". Circa un anno fa, l'inasprimento dei combattimenti nella regione di Aleppo aveva portato il regime a tagliare i rifornimenti di greggio alle aree controllate dai ribelli. Ciò aveva comportato un sensibile aumento del prezzo del carburante che, in due anni, è passato da 44 a 325 lire per litro. Il prezzo del cibo, spesso dipendente da quello della benzina per il trasporto dalle campagne ai centri abitati, è aumentato di conseguenza. La conquista di parte dei pozzi petroliferi nel nordest del Paese da parte delle forze antigovernative ha consentito alle aree a controllo ribelle un più agevole rifornimento di carburante, ma ha comportato al contempo l'ingresso di massicce quantità di dollari nei confini siriani. "Quando i ribelli prendono il controllo di un'area - continua Hasan - il dollaro cresce rispetto alla lira locale, ma ridiscende man mano che gli stessi ribelli iniziano a spendere nell'economia locale". Dollari, e in misura minore euro, si pensa che siano il frutto di finanziamenti stranieri provenienti dai donatori del Golfo. L'economia siriana, infossata dal prolungarsi del conflitto, patisce oggi l'assenza totale di scambi con l'estero. Chi se lo può permettere commercia in dollari: fra questi, appunto, i ribelli siriani che ottengono la valuta straniera attraverso canali poco chiari. Ma molti esponenti della stessa classe media, che non hanno convertito i propri risparmi prima del collasso, vedono ora il proprio patrimonio ridimensionato o polverizzato. Chi utilizza i dollari ha tutto l'interesse che il cambio resti elevato e il cambio ufficiale è di circa 3 volte inferiore rispetto a quello praticato sul mercato nero. L'agenzia d'informazione di Stato (Sana), riporta che, mercoledì 10 luglio, il governo ha varato una legge che prevede dai 3 ai 10 anni per chi pratica un cambio illegale. Quando il regime ha realizzato che molti imprenditori privati si affrettavano a far uscire i propri capitali dal Paese attraverso le banche turche, ha provveduto ad accumulare lire siriane rendendo più severa la legge sul cambio. http://www.asianews.it/notizie-it/Siria,-i-ribelli-pagano-in-dollari-e-la-lira-locale-crolla-28488.html

Lucian Freud, Reflection (autoritratto) – 1985 2 anni fa morì a Londra il grande pittore britannico Lucian Freud http://www.ilpost.it/2011/07/22/le-opere-di-lucian-freud/

Mancava solo Alfonsine La Stogit guarda al futuro e si porta avanti rispetto all'ultimo piano italiano degli stoccaggi di gas, approvato con decreto 5 aprile 2013 del ministero dello Sviluppo economico. Uno degli ultimi firmati da Corrado Passera. La società controllata al 100% da Snam spa - con sede legale a San Donato Milanese - il 9 luglio 2013 ha presentato al ministero dell'Ambiente l'istanza per l'avvio della procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale relativa al progetto di stoccaggio “Alfonsine”, in provincia di Ravenna. di Pietro Dommarco - Se la Stogit - oggi titolare di 10 concessioni - dovesse ottenere tutte le autorizzazioni necessarie allo sviluppo del nuovo campo, rafforzerebbe la sua posizione di maggiore operatore italiano nel settore, ed uno dei principali a livello europeo. Dopo “Bordolano” mancava, infatti, all'appello solo “Alfonsine” per completare i propri progetti in cantiere. Una corsa inarrestabile verso il superamento, fin da ora, della soglia di 24 miliardi di metri cubi di gas da stoccare entro il 2015, con l’inizio delle attività nei campi di stoccaggio di “San Potito e Cotignola” (Edison Stoccaggi / Blugas infrastrutture) e “Cornegliano” (Ital Gas Storage), rispettivamente in Emilia Romagna e Lombardia, regioni nodali nella mappa dell’”Italia degli stoccaggi”. Gli incrementi significativi avverranno infatti per “Minerbio stoccaggio” (da 2.658 milioni di metri cubi a 2.922 milioni di metri cubi), “Ripalta stoccaggio”, “Sabbioncello Stoccaggio”, “Settala Stoccaggio” e “Fiume Treste”, in Abruzzo, che con una capacità di stoccaggio attuale pari a 4.605 milioni di metri cubi resterebbe il campo più grande d’Italia. A questi dovrebbe poi aggiungersi proprio il campo di Alfonsine, per il quale è prevista una capacità di stoccaggio pari ad 1 miliardo e 960 milioni di metri cubi di gas. Quasi 2 miliardi. Con punte di erogazione massime pari a 20 milioni di metri cubi di gas, che se dovessero essere trasportati e commercializzati tutti potrebbero rappresentare un potenziale guadagno giornaliero pari a 4 milioni di euro. Lo sfruttamento massiccio del sottosuolo di “Alfonsine” ha inizio, sostanzialmente, negli anni Sessanta. Fino al 2000 vengono estratti -prima dall’Agip e poi dall’Eni- più di 15 miliardi e mezzo di metri cubi di gas. Il 18 giugno 1998 il ministero delle Attività produttive accorda ad Eni una proroga di 20 anni della concessione di coltivazione ed appena un anno dopo, la multinazionale italiana ottiene anche l’affidamento dell’omonima concessione di stoccaggio, per lo stesso periodo di tempo, poi trasferita nel 2002 alla Stogit con decreto ministeriale del 22 febbraio. Fino al 2008 si susseguono test e prove di fattibilità, come confermato da alcune amministrazioni locali ignare di progetti per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas nei vecchi giacimenti di Alfonsine, un comune di 12 mila abitanti. Invece la Stogit ha depositato presso gli uffici del ministero dell’Ambiente il suo Studio d’impatto ambientale, in merito al quale enti, associazioni e cittadini possono presentare le proprie osservazioni entro il 13 settembre 2013. Nel perimetro della concessione di stoccaggio -che si sviluppa su una superficie di 85,88 chilometri quadrati principalmente nel territorio di Alfonsine e Lugo, localizzata a sud-est rispetto al Parco regionale del Delta del Po- la Stogit chiede le autorizzazioni necessarie per realizzare una nuova centrale di stoccaggio di gas e la perforazione e successiva messa in esercizio di 19 nuovi pozzi in una delle aree del ravennate e della Bassa Romagna a rischio subsidenza. http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4238

Nardò, il ministro Kyenge in visita ai nuovi schiavi. E il sindaco Pd ordina lo sgombero

Di certo, non troverà il <b>cuoco tunisino</b> di fronte ai fornelli, intento a cucinare il pranzo che gli altri dovranno pagare, in quel locale fatiscente. …

«Capitano, mio capitano!». Michele Serra sull'affair Letta-Alfano.

Radiohead/On A Friday - Lemming Trail

Radiohead

Ieri al Ghetto serata bellissima. Grazie a chi ha sopportato una fila di ore. Grazie a chi non è riuscito a entrare a ha ascoltato seduto a terra, davanti al maxischermo. Grazie alla voce di Raiz e ai Radicanto.

Il mio viaggio 2013: ecco il vincitore

Una visione inconsueta per un viaggio al di fuori dei grandi circuiti turustici. Ma, al contempo, una visione intima, lontana dalla superficialità e …

In Siria si possono ripetere gli errori dei Balcani Robert Fisk – 15 luglio 2013 Abbiamo avuto dunque Malcom Rifkind, a sbuffare la scorsa settimana nel programma Newsnight a proposito della necessità di armare i coraggiosi ragazzi dell’Esercito Libero Siriano (FSA) che stanno combattendo per la libertà, la democrazia e il laicismo e per tutti gli altri –ismi che appoggiamo in Medio Oriente. Le armi vanno inviate al FSA per controbilanciare i blindati e i missili e per abbattere gli aerei del regime di Assad, così generosamente forniti dalla Russia. Ciò è avvenuto, ahimè, solo un giorno prima che i “ribelli” siriani iniziassero una mini guerra civile tra loro, tra i “buoni” ribelli del FSA di Rifkind e i ribelli davvero orrendi di Jabhat al-Nusrah e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Ma la mia memoria è riandata a un giorno vergognoso di più di vent’anni fa, l’8 dicembre 1992, per essere precisi, quando con i miei colleghi mi trovavo nel rigido inverno della Bosnia, in una città spazzata dalla neve chiamata Vitez. Discutevamo della necessità che la NATO e l’ONU consentissero ai bosniaci, in prevalenza mussulmani, di acquisire armi in modo da potersi difendere dai carri armati, dai missili e dagli aerei dei serbi, che ricevevano forniture dall’esercito jugoslavo armato dalla Russia. Poi, con l’ONU pressoché tagliata fuori a Saraievo e di fronte alla più grande crisi del suo coinvolgimento nei Balcani, in questa miserabile cittadina arrivò un certo Malcom Rifkind, gravato in quei giorni del titolo di Ministro della Difesa della Gran Bretagna. Il nostro Malcom, rivestito di una tuta mimetica, scarpe di vero cuoio, un cinturone dell’esercito messo all’incontrario e un berretto con il copri orecchie, adempì ai suoi doveri fotografici in cima a un blindato Warrior. Soldati dell’ONU del Reggimento Cheshire ascoltarono impassibili quello che aveva da dire. La tragedia siriana rende le sue parole ancor più sconvolgenti. Rifkind definì il conflitto bosniaco una “guerra civile” – nonostante il riconoscimento britannico del governo del presidente Alija Izetbegovic a Saraievo – aggiungendo che imporre la pace in Bosnia “sarebbe inappropriato che la scala che ciò comporterebbe sarebbe enorme. E’ stato suggerito che sarebbero necessari più di 100.000 soldati. Il loro dispiegamento sarebbe a scadenza indeterminata. Potrebbe durare per moltissimi anni e ci sarebbe la certezza … di perdite significative.” Non spiegò da dove arrivava quella cifra epica di 100.000, né le sue prove di un “impegno a tempo indeterminato”. Ma se ne andò nel suo Warrior attraverso le colline gelate della Bosnia, in piedi sul retro salutando i cineoperatori come se fosse in un giro di propaganda. Non c’era, scrissi all’epoca, una tragedia in quella terra? E non c’è una tragedia nella terra siriana? Rileggete la devastante critica di David Rieff a proposito della guerra in Bosnia: “L’occidente … scelse di fare tutto fuorché intervenire. Invece organizzò uno dei più vasti e più eroici sforzi di soccorso umanitario della storia moderna … nel frattempo perseguendo negoziati diplomatici decisamente non eroici. Lo scopo di essi … non era di salvare la Bosnia bensì, come amano dire i politici, di “contenere la crisi”. Tutto ciò che i piani di pace avevano in comune era la divisione lungo confini etnici. E oggi interverremo in Siria, tuttavia né rischiando i nostri soldati né organizzando eroici sforzi di soccorso. Stiamo inviando milioni di dollari ai rifugiati siriani, ma abbiamo perso ogni interesse ai corridoi umanitari e certamente non intendiamo difendere tali corridoi, se mai esistessero. Avendo deciso di affamare delle armi i bosniaci nei Balcani – inviando contemporaneamente forniture – Rifkind oggi vuole inviare armi in Siria mentre l’apparato giornalistico ci racconta che una Siria settaria divisa – gli alawiti sulla costa, i sunniti al comando, i lettori conoscono la storia – può por fine alla guerra. Ergo, Bosnia. Per altri versi, la Siria assomiglia alla guerra civile spagnola, quando la Marina Reale inglese organizzò un embargo alle armi della Lega delle Nazioni (oggi l’ONU) mentre i tedeschi e gli italiani armavano i ribelli nazionalisti e i russi armavano i repubblicani al governo. I paralleli non sono esatti. I ribelli nazionalisti di Franco non avevano interesse alla democrazia – ce l’ha il FSA, quanto a questo? – e lo schieramento governativo perse. Ma la falsità è visibile a tutti. I russi appoggiarono i repubblicani perché volevano combattere il fascismo. I tedeschi e gli italiani appoggiarono i nazionalisti perché volevano combattere il comunismo. Tutti volevano sperimentare le loro nuove armi. Nel mondo esterno solo le Brigate Internazionali – dotate di armi largamente inutili – si preoccuparono per la Spagna. Oggi le superpotenze si stanno di nuovo combattendo in Siria; la Russia vuole dimostrare la sua potenza internazionale e schiacciare una rivolta islamica prossima ai suoi confini. L’occidente vuole contrastare il potere russo in Medio Oriente fornendo armi ai ribelli evitando contemporaneamente che gli islamisti s’impossessino della Siria. Un’impresa notevole! Ma non restiamo nel dubbio sul perché vogliamo armare i ribelli. Se la guerra civile in Siria merita un intervento il nostro è definito da un fatto principale: vogliamo fornire altre armi ai ribelli perché, per il momento, il regime di Assad sta vincendo. I nostri padroni oggi ci dicono che dobbiamo “equilibrare” le forze, il che è intrigante. Significa che in realtà non ci interessa di fermare la guerra. Semplicemente non vogliamo che i ribelli la perdano. Perciò la guerra continuerà. E inviare altre armi in Siria manterrà questo sanguinario status quo. Poiché innestato in questo conflitto fantasma tra occidente e Russia c’è lo scontro sunniti-sciiti, in cui i sunniti – le monarchie del Golfo, la Giordania, la Turchia, l’Egitto (fino a un certo punto) e gran parte dell’Africa del Nord – sono allineati contro gli sciiti: gli iraniani, gli alawiti, Hezbollah e una minoranza popolare sciita in Arabia Saudita. “Noi” siamo oggi al cento per cento dalla parte dei sunniti. Siamo noi che vogliamo armare i ribelli sunniti – i buoni sunniti, naturalmente, non i sunniti cattivi – e perciò ci siamo schierati dalla parte della “guerra civile” islamica. Così i nostri “uomini di stato” stanno ora cercando di spiegare che cattivi ribelli in Siria sono gente che non c’entra, stranieri, jihadisti provenienti da altri paesi mussulmani; mentre i buoni ribelli del FSA sono siriani patrioti. Il problema è che – anche se è vero che migliaia di jihadisti sono arrivati dall’estero – capita che migliaia di combattenti islamisti di Jabhat al-Nusra, che hanno dichiarati collegamenti con al-Qaeda, siano siriani. Dunque il piano Rifkind – e il piano Hague, e il piano Cameron, e il piano Hollande e, immagino, il piano Obama – di inviare armi ai ribelli significa armare uno schieramento della “guerra civile” ribelle, mentre entrambi gli schieramenti combattono una “guerra civile” contro il governo. Sì, siamo tutti al corrente degli omicidi di massa, della pulizia etnica, degli stupri, del gas – c’è ancora un punto di domanda al riguardo, temo – e delle atrocità. Nei Balcani riconoscemmo che i bosniaci commettevano crimini di guerra ma fummo d’accordo che i serbi ne commettevano molti di più. In Siria siamo d’accordo che le forze di Assad commettono crimini di guerra ma accettiamo che i ribelli ne commettano molti di meno, salvo che siano i ribelli “cattivi”, nel qual caso ne potrebbero commettere ancora di più. Tornando alla Bosnia. Là non potemmo armare i bosniaci perché allora avrebbero potuto vincere e così distruggere le possibilità di negoziati di pace che avrebbero condotto a uno stato settario diviso (che è esattamente quello che è stato realizzato). In Siria dovremmo armare i ribelli perché altrimenti potrebbero perdere, nel qual caso non ci sarebbero né negoziati né uno stato settario. Il totale finale è l’”equilibrio”. E se entrambe le parti credono ancora di poter vincere, la guerra continuerà. E’ questo ciò che vogliamo? Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo Originale: The Independent Traduzione di Giuseppe Volpe http://www.bocchescucite.org/?p=46973