Luca Busani

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LIVIDE (2011)

Suggestioni della letteratura gotica ottocentesca incontrano il moderno gusto dark-horror franco-nipponico: il risultato è esteticamente irreprensibile, ma non altrettanto può dirsi della prevedibile e deludente sceneggiatura.<p>RSVP: “<i>A l'intérieur</i>”, “<i>Non avere paura del buio</i>”.<p>Voto: <b>6</b>.

BANSHEE CHAPTER (2013)

Found footage, indagine fai da te, ostilità del governo e infiltrazione aliena e/o soprannaturale: certo che come ricetta è piuttosto trita e non riescono a dare quel tocco di originalità la musichetta ipnotica e i flashback-spaghi. Bisogna, però, riconoscere che Ted Levine fa il suo sporco lavoro nelle vesti dello scrittore maledetto.<p>RSVP: “<i>Paranormal Activity</i>”, “<i>Chernobyl Diaries</i>”.<p>Voto: <b>5</b>.

DON JON (2013)

Stilizzato, scontato, prevedibile e zeppo di personaggi con queste caratteristiche e, per questo, terribilmente odiosi. Ma in conclusione è proprio questo ciò che cerca il regista, perché vuole ribaltare tutti gli stereotipi del cinema romantico per dire… quelle stesse cose che vogliono dire tutti gli altri film di quel genere. Quantomeno lo fa in modo originale.<p>RSVP: “<i>Ted</i>”, “<i>Alfie</i>”.<p>Voto: <b>6</b>.

CESARE DEVE MORIRE (2012)

Esperimento interessante, ma forse eccessivamente scolastico: un po’ pesante nella prima parte, il film si riprende con la crescita artistica dei suoi interpreti. Si conferma il periodo di grazia per la produzione documentaristica internazionale.<p>RSVP: “<i>Tutta colpa di Giuda</i>”, “<i>Riccardo III</i>”.<p>Voto: <b>7</b>.

PARANORMAN (2012)

Altra eccellente performance visiva dello Studio Laika, che ormai è l'unico in grado di rivaleggiare con Pixar e Studio Ghibli. Horror postmoderno per l'infanzia, che gioca con i cliché dei sottogeneri più in voga, ma non rinuncia a una bella morale, solida e originale.<p>RSVP: “<i>Coraline</i>”, “<i>Monster House</i>”.<p>Voto: <b>8</b>.

HOME SICK (2007)

La vita dei post-adolescenti in Alabama non dev'essere per nulla facile, ma quella ritratta da Wingard è una generazione marcia, senza prospettive, né speranze. Critiche sociali a parte, il film è ancora più putrido e schizzato dei suoi protagonisti, che muoiono male e soffrendo un sacco. Sarà anche uno slasher classico, ma ha due valori aggiunti: il grand guignol e <i>Mr. Suitcase</i>.<p>Voto: <b>7</b>.

PENUMBRA (2011)

I registi latini di ultima generazione sono dei veri maestri della suspense e sanno sempre come sorprendere lo spettatore. Si tratta ormai di cinema di genere, ma i fratelli Bogliano non hanno nulla da invidiare ai vari Balaguerò, Amenabar e Plaza: niente male!<p>RSVP: “<i>Darkness</i>”, “<i>Inferno</i>”.<p>Voto: <b>7,5</b>.

FRUITVALE STATION (2013)

Storia di dannazione e riscatto, che improvvisamente finisce in malora: nulla di epocale e nulla di particolarmente innovativo, ma 1) le tematiche sociali più attuali e scottanti ci sono tutte, 2) gli attori sono bravissimi, dal primo all'ultimo e 3) il regista è al suo esordio, ma proprio non si direbbe. Bellino, ma un pelino sopravvalutato.<p>Voto: <b>7</b>.

COSMOPOLIS (2012)

Dopo aver toccato il suo fondo personale con “<i>A dangerous method</i>”, Cronenberg prova a risollevarsi, recuperando l'estetica e le tematiche delle sue opere precedenti. L'impresa riesce solo in parte, perché in parte mancano il ritmo e le trovate narrative.<p>RSVP: “<i>eXistenZ</i>”, “<i>A History of Violence</i>”.<p>Voto: <b>6</b>.

CUTIE AND THE BOXER (2013)

Questi sono i documentari che spaccano di brutto: arte ed estetica, poesia e leggerezza, sentimenti e riflessioni, fusi insieme in modo naturale. Molto bella l'alternanza di parti documentaristiche, filmati di repertorio e animazioni basate sulle opere di Ushio e Noriko Shinohara. Altro esordio coi controfiocchi in uno dei settori cinematografici più in forma del momento: senza offesa, ma… altro che “<i>Sacro GRA</i>”!<p>RSVP: “<i>Jiro dreams of sushi</i>”, “<i>L'atto di uccidere</i>”.<p>Voto: <b>8,5</b>.

4:44 LAST DAY ON EARTH (2011)

Sulla scia di Von Trier, Abel Ferrara ha cercato d'immaginare l'apocalisse al giorno d'oggi, con un mix di misantropia, autodistruzione e nichilismo. La conclusione è, però, diametralmente opposta: là le individualità svanivano nel nulla, qui la coppia riesce a trascendere attraverso l'amore.<p>Voto: <b>5/6</b>.

NON DICO ALTRO (2013)

Romedy di un'autenticità più unica che rara: non ci sono né buoni né cattivi, nessuno è un adone e tutti sono pieni di difetti e problemi, proprio come nella vita reale. E anche la storia della protagonista è fatta più di bassi che di alti, di tanti errori e di tanta voglia di guardare con fiducia al futuro. All'apparenza un film come tanti, ma esaltato da ottimi attori sostenuti da un'altrettanto ottima sceneggiatura.<p>RSVP: “<i>Stuck in love</i>”, “<i>C'era una volta un'estate</i>”.<p>Voto: <b>7/8</b>.

IL MIO MIGLIORE INCUBO (2011)

Ennesima, eccellente commedia borghese girata nel nord della Francia, mescolando sapientemente snobismo, sociologia spicciola e critica dell'arte contemporanea. C'è qualche stereotipo di troppo, ma è sempre funzionale al messaggio finale.<p>RSVP: “<i>Giù al nord</i>”, “<i>Il gusto degli altri</i>”.<p>Voto: <b>7</b>.

DALLAS BUYERS CLUB (2013)

One-man show di McConaughey, che regge sulle sue magre spalle l'intero peso del film. Certo che il sospetto verso le autorità sanitarie - nazionali e internazionali - non giova a nessuno, ma il soggetto quantomeno non è trito e altrettanto può dirsi dell'evoluzione dei personaggi, in particolare del protagonista. È uno di quei film che fa bene il suo sporco lavoro.<p>RSVP: “<i>Philadelphia</i>”, “<i>Erin Brockovich</i>”.<p>Voto: <b>7,5</b>.

LA MERDITUDE DES CHOSES (2009)

Van Groeningen è davvero un maestro delle piccole epopee familiari, quelle basate sul concetto che le miserie umane vengono trasmesse geneticamente. Anche qui ritroviamo, infatti, un equilibrato mix di fallimento, dramma, riscatto, commedia e antropologia. Peccato sia passato pressoché inosservato al di fuori del Belgio.<p>Voto: <b>7/8</b>.

THE MASTER (2012)

Un Paul Thomas Anderson meno ispirato del solito - soprattutto in fase di scrittura, che a tratti risulta troppo oscura - firma un'opera formalmente granitica, ma che comunque stenta a lasciare il segno, nonostante le eccellenti individualità. Questa volta lo rimandiamo al prossimo appello.<p>RSVP: “<i>Il petroliere</i>”, “<i>Magnolia</i>”.<p>Voto: <b>6/7</b>.

IL PRIMO DEI BUGIARDI (2009)

Commedia pregevole che riesce a costruire una divertentissima realtà alternativa, partendo da uno spunto tanto semplice quanto geniale, ovvero un mondo senza menzogna. Ogni ingranaggio del film gira in modo perfetto, nonostante i rischi che si prende il regista, e anche la conclusione non è affatto banale. È vivamente consigliata la versione in lingua originale.<p>RSVP: “<i>Bugiardo bugiardo</i>”, “<i>Yes Man</i>”.<p>Voto: <b>7/8</b>.

JACK GOES BOATING (2010)

L'esperienza con Solondz deve aver segnato Hoffman, perché questo suo esordio alla regia sembra una specie di “<i>Happiness</i>” con meno cinismo e più vibrazioni positive. Non è un film rivoluzionario - anzi - ma è proprio questa sua deliziosa genuinità, fatta d'imbarazzi, impasse e sentimenti verosimili, che lo rende così gradevole.<p>Voto: <b>7,5</b>.

DARK SOULS (2010)

Prima sembra una puntata de “<i>L'ispettore Derrick</i>”, poi un horror anni ‘80, poi di nuovo Derrick e ancora “<i>Ringu</i>”, un documentario sul mare del Nord, uno splatter <i>à la</i> Jackson e, infine, un Carpenter d'annata. Bello il finale eco-socio-politico.<p>RSVP: “<i>Bad Taste</i>”, “<i>Save the Green Planet!</i>”.<p>Voto: <b>7</b>.

KILLER JOE (2011)

Verboso come un Tarantino dei tempi d'oro, macchinoso come un Coen d'annata e crepuscolare come un Peckinpah redivivo, Friedkin dimostra che la classe non è acqua: <i>chapeau</i>, anche perché un paio di scene sono davvero memorabili.<p>RSVP: “<i>The Killer Inside Me</i>”, “<i>Fargo</i>”.<p>Voto: <b>8</b>.

UN MONDO IN PERICOLO (2012)

Documentario che mostra diverse realtà agricole in giro per il mondo, tutte accomunate dalla progressiva scomparsa delle api, ovviamente per colpa dell'uomo: il culmine è in Cina, con gli impollinatori professionisti. Ottima la qualità, ottimo lo sviluppo della tesi e ottimo il finale, che apre a una serie di soluzioni per il futuro: d'altronde, la critica sarebbe sterile se non fosse costruttiva.<p>RSVP: “<i>Food, Inc.</i>”, “<i>Un equilibrio delicato</i>”.<p>Voto: <b>7/8</b>.

ALL IS LOST (2013)

ELENA (2011)

BIG BAD WOLVES (2013)

A PROPOSITO DI DAVIS (2013)

JESUS HENRY CHRIST (2012)

NEBRASKA (2013)